10 luglio 2026 · 5 min di lettura

Le cose stanno più o meno così: quando esci e incontri gente nuova, quando ti presentano amici di amici, quando in palestra o al corso di ballo inizi a fare conoscenza, tra le prime domande compare «che lavoro fai?» oppure «e tu di cosa ti occupi?».
Se ti trovi in un contesto dove per starci si paga, si presume che tu te lo possa permettere, magari con qualche sacrificio: quindi, salvo misteriosi finanziatori (mamma e papà, nel caso migliore), uno straccio di lavoro ce l'hai. Negli ultimi anni, però, quella domanda ha cambiato tono. Il sorriso forzatamente fiducioso, le sopracciglia alzate a mostrare il massimo interesse possibile ma scettico, la voce incerta e un punto interrogativo tremolante: perché un lavoro ce l'hai, vero? In realtà ti stanno chiedendo SE lavori.
Siamo arrivati a chiedere «lavori?» invece di «che lavoro fai?», perché non è più così scontato imbattersi in persone che hanno un'occupazione.
Sta diventando normale. E sta diventando spaventosamente normale anche arrendersi, smettere di cercare perché «in giro non si trova nulla». È vero che il rapporto tra domanda e offerta è sbilanciato a sfavore di chi cerca un impiego. È altrettanto vero, però, che conosciamo molte persone che si accomodano sul «non risponde nessuno alle candidature che invio», «non richiamano», «mi dicono solo che non hanno bisogno». Ci si fa arrestare dai no, o dai silenzi.
Tante volte no
Conosci KFC, una delle più grandi catene di fast food del mondo? Il suo fondatore, il sessantacinquenne Harland Sanders, nel 1950 a Corbin, in Kentucky, fu costretto a chiudere il chiosco in una stazione di servizio dove preparava un pollo fritto gustosissimo. Non sapeva fare altro e con una pensione ridicola non poteva sopravvivere. Così decise di girare gli Stati Uniti per vendere la sua ricetta e insegnare ai cuochi come prepararla. Ricevette tantissimi no prima di incontrare chi acquistò il suo servizio. Molti di noi si sarebbero arresi molto, molto prima. La catena che oggi conosciamo la vendette qualche anno dopo.
Non pensare al pollo fritto, né al fatto che in quegli anni fosse tutto più semplice; lascia da parte anche le polemiche sull'alimentazione e sugli allevamenti. Pensa alla ricerca del sì: alla spinta motivazionale, all'energia, alla carica.
Da dove ripartire
Forse non stai riuscendo a orientarti nel mondo del lavoro, oppure non sai da dove cominciare a capire cosa vuoi fare davvero nella tua vita. Ci sono enti pubblici che possono aiutarti gratuitamente, e ci sono professionisti con cui avviare un percorso di bilancio di competenze, di orientamento allo studio e alla carriera, o di accompagnamento a un cambiamento che vorresti attuare.
Siamo indignati e scoraggiati, è vero. Ma possiamo scegliere di fare parte delle soluzioni e non dei problemi. Se non ti mobiliti per cercare una soluzione, o se hai smesso di farlo, torna a fidarti di chi sei e di ciò che puoi realizzare.
Qual è il prossimo, piccolissimo passo che puoi fare questa settimana?
Anna Legrottaglie
Ti ritrovi in queste righe?
Possiamo lavorarci insieme in un percorso di orientamento o di coaching, dal vivo o online.
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