12 agosto 2026 · 4 min di lettura

C'erano una volta il diario scolastico e il registro di classe. Erano fatti di carta. Sul diario si scrivevano i compiti per casa e un mucchio di altre cose, fino a gonfiarsi per il numero di figurine incollate e dei sottobicchieri dei pub.
Il registro di classe faceva la sua comparsa sulla cattedra con il docente della prima ora e scompariva con quello dell'ultima. La sua copertina rigida era azzurra, verde, oppure beige. Era munito di un'aletta laterale che si apriva verso sinistra, e sulla quale la penna dei professori scorreva per fare l'appello e per scegliere chi interrogare.
Era proprio il momento di questa scelta che vedeva studenti lanciati, a testa china, in ricerche di oggetti sperduti nello zaino; attanagliati da una tosse improvvisa e invalidante; limitati nell'uso della parola per via del dispositivo ortodontico fisso, che proprio in quel momento cedeva smarrendo un pezzo di vitale importanza. Che ricordi!
Quando la magia si è rotta
La comparsa del registro elettronico, comodo, versatile, accessibile, trasparente, condiviso, ha rotto la magia. E ha rotto anche qualcos'altro: l'alleanza, la fiducia, il dialogo.
Erano già in crisi certamente per altri motivi, ma con questa adozione hanno ricevuto il colpo di grazia. Il registro elettronico avrebbe potuto essere un valido supporto tecnologico completamente positivo, tuttavia abbiamo assistito alla mortificazione del suo utilizzo come strumento di potere, di controllo e minaccia da parte di genitori intrusi, imbucati, che dicono ai figli che compiti hanno, cosa hanno fatto a scuola, e suggeriscono ai docenti cosa fare nella prossima lezione!
Vedo aridità, mera esecuzione, nessuna emozione.
Uno strumento per gli addetti ai lavori
Se vogliamo mantenerlo, se proprio ci teniamo così tanto, manteniamolo pure questo strumento, ma limitiamone l'uso agli addetti ai lavori.
Benvenga la tecnologia, la novità, non sono qui a demonizzarle. Volentieri proporrei il ritorno al cartaceo e non per nostalgia, ma perché ho visto che per emanciparci a tutti costi, su più fronti, stiamo pagando un prezzo molto più alto in termini di inconsapevolezza e deresponsabilizzazione.
Quanto spazio lasciamo, oggi, alla responsabilità diretta degli studenti?
Anna Legrottaglie
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